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Al Presidente Casasco la medaglia di Ateneo dell’Università di Tor Vergata

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Roma – 22 Febbraio 2019. Nel corso della cerimonia di inaugurazione dell’Anno accademico dell’Università degli studi di Roma “Tor  Vergata”, il Presidente Maurizio Casasco è stato insignito della Medaglia di Ateneo, consegnatagli dal Magnifico Rettore Giuseppe Novelli, per l’impegno profuso ai fini dell’attivazione di partnership e sinergie operative mirate alla diffusione dell’innovazione e della cultura d’impresa e per aver favorito la contaminazione virtuosa tra accademia e industria. Oltre a Casasco, ha ricevuto la medaglia anche il Ministro dell’Economia e delle Finanze Giovanni Tria.

“Gela- La città del petrolio riparte con il progetto chiamato Offshore Ibleo” da Il Sole24Ore

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Eccomi nel “Texas d’Italia”. No, il “Texas d’Italia” non è la val d’Agri, non la zona dei giacimenti di Tempa Rossa in Basilicata, non l’Appennino parmense dove si perfora da più d’un secolo. È Gela, in Sicilia, dove da mezzo secolo ci sono più di cento pozzi, quelli che sembrano un collo di giraffa che si china su e giù come nei documentari sull’Arabia o nei film ambientati in Texas. Gela cambia via dopo 60 anni di economia petrodipendente. Mentre la raffineria non raffina più greggio e produce biocarburanti, i giacimenti vanno verso il metano: con un investimento da 1,8 miliardi, l’Eni sta avviando i programmi per sfruttare i giacimenti di gas dell’Offshore Ibleo al largo del Canale di Sicilia.
A Gela i cento pozzi pescano il greggio dalle profondità del sottosuolo. Sono dovunque. Pozzi oltre il ciglio della statale 115 Sud Occidentale Sicula. Pozzi alle spalle del cartello «Gela città derackettizzata» (proprio così, sul cartello alle prime case è scritto in lettere maiuscole: «Gela città derackettizzata»). Di fronte alla Turco Costruzioni (pozzo di petrolio Gela91Dir). Pozzi a fianco della cooperativa ortofrutticola Agroverde (pozzo Gela39). Oltre la Malluzzo Prefabbricati (trivella di perforazione). A fianco del piazzale del bar Vella circondato dalle auto posteggiate per un caffè e un pacchetto di marlbòro (pozzo Gela98). Sono arrivato a contare fino al pozzo Gela108Dir di lato alla provinciale 192, ma il mio censimento è incompleto.
La piattaforma Prezioso
E pozzi anche in mare. Dalla collina di capo Soprano e dalle finestre degli istituti tecnici Morselli e Maiorana si vede laggiù in mezzo al Canale di Sicilia la sagoma inconfondibile della piattaforma Prezioso.
Proprio nel mare attorno alla piattaforma Prezioso sta partendo il grande investimento da 1,8 miliardi di euro per sfruttare i giacimenti colossali di metano fra i 15 e i 40 chilometri al largo verso la Tunisia e la Libia, nascosti sotto centinaia di metri di roccia sul fondo del Canale di Sicilia, nascosti sotto i nomi dall’eleganza tolemaica di Argo e Cassiopea. I giacimenti saranno sviluppati dall’Eni (60%) e dall’Edison (40%).
Stime di riserve di gas: 11,8 miliardi di metri cubi tra il campo Argo (più di 2,6 miliardi di metri cubi), Cassiopea (oltre 7,5) e il più piccolo ma vietato giacimento Panda (più di 1,6 miliardi di metri cubi di metano non perforabili). Un tesoro sepolto. E qualcuno commenta: meglio che sepolto rimanga.
Nata sul petrolio
Gela era la borgata agricola Terranova di Sicilia fino a quando nel Dopoguerra l’Eni (anzi, l’Agip) scoprì petrolio. E poi i giacimenti di metano a Gagliano Castelferrato (Enna), dove quel 27 ottobre 1962 Enrico Mattei tenne un importante e memorabile discorso pubblico sul ruolo del metano e sugli investimenti per fare uscire la Sicilia dalla morsa del bracciantato feudale e della mafia, poi Mattei salì sull’aereo dell’Eni marcato I-SNAP diretto verso Linate e a Linate non arrivò mai.
La raffineria di Gela, anzi Raffineria con la erre maiuscola, è stata costruita tra il 1960 e il 1963. Un rettangolo disteso lungo le dune della costa, 500 ettari di estensione, posta sottovento rispetto alla città. La Raffineria aveva 3mila addetti.
Con la globalizzazione dei mercati, il petrolchimico di Gela era condannato a chiudere. Troppo piccolo e troppo costoso rispetto alla competizione giocata dai colossi del mondo. Affinché la Raffineria non chiudesse nel 2014 la Regione Siciliana, presidente era Rosario Crocetta, firmò con l’Eni un accordo di programma per uscire dal petrolio e riconvertire gli impianti ai biocarburanti. I tempi dei 3mila dipendenti sembrano tornati, i 1.800 dipendenti diretti del gruppo Eni e il migliaio di addetti delle imprese dell’indotto.
In mezzo al mare
Dalla Raffineria si protende in mezzo al mare per 3 chilometri il molo pontile cui una volta ormeggiavano le petroliere. Pare di toccare con la mano la piattaforma Prezioso che sta a 11 chilometri al largo. La piattaforma Prezioso sarà la base logistica, il perno, dei giacimenti di metano che stanno verso Pantelleria, Linosa e verso Gerba in Tunisia. I pozzi porteranno il metano con un ordito di tubi posati sul fondo del mare fino alla piattaforma Prezioso, dove sarà allestito l’impianto di pulizia del gas.
Poi dalla piattaforma il tubo posato sul fondo del mare approderà a fianco del pontile e arriverà a fianco delle condutture del metanodotto che approda dalla Libia, il Greenstream.
Quelli del no
Come è prevedibile, nelle zone di fronte alla zona dei giacimenti si sono formati i comitati del no.
Quando si è trattato di autorizzare in alto mare il pozzo esplorativo Lince, nell’agosto 2014 la giunta comunale della Città di Licata, con un documento dai toni infocati completato da timbri e firme, si è associata alla protesta di Greenpeace dicendo che il pozzo avrebbe danneggiato gravemente la pesca, avrebbe scacciato il turismo e avrebbe devastato anche l’area protetta del Biviere, che è a una quarantina di chilometri oltre Manfria e oltre Gela. Il Comune di Vittoria, una cinquantina di chilometri ancora più in là, ha lanciato un accorato allarme per i rischi di terremoti.
Simili le proteste contro le ecografie al sottosuolo per individuare i giacimenti. Gli appassionati frequentatori della meravigliosa Pantelleria hanno mandato al ministero dell’Ambiente lettere-fotocopia di pari indignata protesta contro le prospezioni con l’air gun.
Infine un mese fa, era il 12 gennaio, circa 2mila persone si sono trovate a Licata, 37mila abitanti, e hanno sfilato in corteo per protestare contro il progetto. Molti i motti ripetuti in coro dai contestatori e gli striscioni portati lungo il corteo, fra i quali il più aggressivo è stato «trivellazione, miseria e lutto pagherete caro pagherete tutto» e il più efficace è stato «u mari ’un si spurtusa», non si buca. Ma (attenzione ai segnali espressi dai cittadini) quel giorno il popolo della piazza si è ribellato proprio contro quei politici che quella piazza avevano stuzzicato: un deputato del Movimento Cinquestelle è stato contestato, fischiato e accolto da inviti alla vergogna. Ma il popolo del no si rassicuri: ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, ha già più volte garantito che «le trivelle passano per la valutazione di impatto ambientale, e io non le firmo».

“La Confapi è pronta a collaborare con Cassa Depositi e Prestiti”

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“Confapi che rappresenta da sempre le piccole e medie industrie private italiane guarda con interesse alla nuova mission di Cassa Depositi e Prestiti, così come descritta ieri in un’intervista dal suo AD Fabrizio Palermo. È da tempo che auspichiamo una tale soluzione: denunciamo la difficoltà delle PMI italiane, al centro del nostro sistema produttivo e industriale, ad accedere al credito con conseguente e grave danno per la loro crescita e sviluppo”. Così il presidente Casasco in merito alle parole dell’Amministratore delegato di Cdp, Fabrizio Palermo, che in un’intervista al Sole 24 Ore di qualche giorno fa aveva annunciato che nei prossimi tre anni Cassa Depositi e prestiti diventerà partner strategico di 60mila piccole e medie imprese.

Il Presidente Casasco

“Le banche hanno ormai troppo spesso abdicato, per varie ragioni, al loro ruolo storico di supporto all’impresa sul territorio. È necessario quindi rivedere il nostro sistema troppo bancocentrico, ispirandosi anche ai modelli anglosassoni e favorendo sul piano legislativo e fiscale i finanziamenti diretti non bancari oggi esclusi dalle agevolazioni fiscali, oggi presenti solo per Pir, Fondi pensione e Casse patrimoniali”.

“I canali alternativi a quello bancario individuati negli ultimi anni – aggiunge Casasco – pur con nobili intenti non hanno raggiunto l’obiettivo di supportare le nostre industrie in un momento che richiede, soprattutto per i mercati esteri, grande capacità competitiva e alto tasso d’innovazione. Condividiamo dunque l’idea che la Cassa si impegni in azioni concrete sul territorio, a supporto dei nostri imprenditori che sono rimasti lì a produrre crescita e dare lavoro, sfidando crisi e venti avversi. Siamo pronti, come Confederazione, radicata in tutto il Paese a collaborare e partecipare attivamente all’elaborazione e alla realizzazione di un progetto così importante e vitale. Siamo sicuri che la ripartenza passi delle nostre industrie private”.

DECRETO SEMPLIFICAZIONI: INTRODUZIONE DI VINCOLI A TUTELA DELLE IMPRESE NEI PAGAMENTI TRA PRIVATI

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Terminato l’iter parlamentare, il testo è ora legge. La soddisfazione di Confapi per il recepimento della sua battaglia attraverso  l’introduzione di un comma a tutela delle imprese nei ritardi nei pagamenti tra privati.”

 Roma, 11 febbraio 2019 – “Confapi ha vinto una battaglia. Apprezziamo lo sforzo fatto dal Governo, e in particolare dal Mise e dal Ministro Di Maio, per aver recepito all’interno del Decreto Semplificazioni la nostra istanza per ridurre i tempi di pagamento nelle transazioni tra privati che, in barba alla direttiva europea sul tema, arrivano fino a 150-180 giorni, minando la competitività delle nostre Pmi”. È quanto dichiara Maurizio Casasco, presidente dell’associazione che rappresenta oltre 83 mila Pmi private italiane, in merito all’emendamento sul tema incluso nel decreto semplificazioni, appena diventato legge che contempla come gravemente iniqua per le Pmi la clausola che prevede tempi di pagamento superiori a 60 giorni.

Le Pmi italiane subiscono un grave squilibrio finanziario poiché i tempi di medi di pagamento (sia tra privati sia verso lo Stato) arrivano a 180 giorni. La direttiva europea 2011/7/UE (Lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali) stabilisce i tempi (60 e 30 giorni) entro i quali le fatture devono essere regolate e prevede sanzioni pecuniarie nel caso non vengano rispettati. La realtà è che l’applicazione concreta di questa direttiva è del tutto disattesa e le Pmi, parte contrattuale debole verso la grande industria, subiscono costantemente termini contrattuali di pagamenti che le costringono a fungere “da banca” ai loro clienti.

Secondo un recente studio di Confapi, abbassando i tempi di riscossione del ciclo credito/debito a 60 giorni l’indebitamento finanziario netto diminuisce del 55,4%, col risultato di maggiore liquidità, più investimenti e maggiore competitività delle imprese.

Firmato accordo 4.0 CONFAPI-CONFEDERALI: le aziende siciliane potranno usufruire del credito d’imposta

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Come noto, la Finanziaria 2018 (Rif. Norm: Art. 1, commi da 46 a 56, Legge n. 205/2017 e DM 4.5.2018) ha previsto il riconoscimento di uno specifico credito d’imposta a favore delle imprese che effettuano spese in specifiche attività di formazione finalizzate all’acquisizione / consolidamento delle conoscenze tecnologiche previste dal Piano nazionale “Industria 4.0”.

L’agevolazione in esame:

  • spetta nella misura del 40% delle spese relative al costo aziendale del personale dipendente per il periodo occupato nella formazione;
  • è riconosciuto fino ad un massimo annuo di € 300.000 per le citate attività di formazione pattuite nell’ambito di contratti collettivi aziendali / territoriali.

Il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello di sostenimento delle spese (quindi, in generale, dal 2019).

L’accordo permetterà alle aziende di ottenere così l’ok al corso necessario per l’ottenimento del credito d’imposta, semplicemente inviando in Associazione il proprio precorso formativo completo di programma dettagliato.
L’associazione lo condividerà con la commissione appositamente creata in funzione del Bonus Formazione 4.0, una volta verificatone la congruità del programma formativo con quanto previsto dal decreto, l’azienda potrà svolgere il corso ottenendo poi l’agevolazione prevista.

ATTIVITÀ DI FORMAZIONE AGEVOLABILI
Come previsto dall’art. 3 del citato Decreto sono agevolabili le spese sostenute dall’impresa per attività di formazione del personale dipendente (anche con contratto a tempo determinato / di apprendistato) volte ad acquisire / consolidare competenze nelle tecnologie rilevanti per la realizzazione del processo di trasformazione tecnologica e digitale previsto dal Piano nazionale “Industria 4.0”, ossia:
• big data e analisi dei dati;
• cloud e fog computing;
• cyber security;
• simulazione e sistemi cyber-fisici;
• prototipazione rapida;
• sistemi di visualizzazione / realtà virtuale (RV) / realtà aumentata (RA);
• robotica avanzata e collaborativa;
• interfaccia uomo macchina;
• manifattura additiva (o stampa tridimensionale);
• internet delle cose e delle macchine;
• integrazione digitale dei processi aziendali;

applicate nei seguenti ambiti aziendali (Allegato A, Finanziaria 2018, di seguito riportato):
• vendita e marketing;
• informatica;
• tecniche / tecnologie di produzione.

Le predette attività formative sono agevolabili a condizione che:

  • il legale rappresentante dell’impresa rilasci al dipendente un’apposita dichiarazione ai sensi del DPR n. 445/2000 attestante l’effettiva partecipazione alle attività formative agevolabili, con indicazione dell’ambito aziendale di applicazione delle conoscenze e competenze acquisite o consolidate dal dipendente a seguito di tali attività.
  • l’attività di formazione erogata da soggetti esterni sia commissionata a soggetti accreditati alla formazione.
  • l’effettivo sostenimento delle spese agevolabili e la relativa corrispondenza alla documentazione contabile dell’impresa devono essere certificati
  • il relativo svolgimento sia espressamente disciplinato in contratti collettivi aziendali / territoriali depositati presso il competente Ispettorato del Lavoro;

Proprio in merito a quest’ultimo punto, in sostanza sarà necessario condividere il programma formativo con le parti sociali datoriali e sindacali.

Il Presidente Roberto Bonofiglio: “Daremo una casa vera a tutte le pmi della Sicilia. Senza legalità non c’è sviluppo”

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“La regione Sicilia con piu di 300 mila imprese e 5 milioni di abitanti merita un associazione datoriale con un alto profilo. Troppe vicende in chiaro scuro hanno inquinato questo territorio.

Gli imprenditori sono una risorsa molto preziosa, anzi essenziale, perché è quella che combina lavoro e capitale. Una risorsa che varia nello spazio e nel tempo e da cui dipende la performance economica di una Regione.

Gli imprenditori siano un prodotto sociale, perché la loro maggiore o minore presenza e il loro stesso modo di operare discendono dai valori e dalle convenzioni del vivere sociale; dunque, agendo su questi ultimi si può modificare il tessuto imprenditoriale stesso, al fine di arricchirlo, così da migliorare la performance dell’economia.
Dobbiamo lavorare tutti insieme per portare la Sicilia fuori da questa crisi in cui è sprofondata.

Anzitutto, l’uscita dalla crisi non può che avvenire puntando sull’economia reale e in particolare sul settore manifatturiero che è la sala macchine dello sviluppo, in modo da cogliere le sfide che provengono da un mondo diventato ormai multipolare e dalle innovazioni tecnologiche che incessantemente modificano prodotti, processi, stili di vita e di consumo.

Solo le PMI sono in grado di trasformare quelle sfide in opportunità e, facendolo, traghettano l’intera società nel futuro che si sta realizzando. Anzi, sono essi stessi i costruttori del futuro. In questo senso, gli imprenditori sono cruciali oggi più che mai.

Di fatto, la formalizzazione prelude alla nascita di Confapi Sicilia 2.0.

Lavoreremo per ampliare la base degli associati, per adottare una piattaforma di servizi alle imprese e per rafforzare il rapporto con le aziende”.

Nel presentare il programma della Confapi Sicilia 2.0, Napoli parla di un vero e proprio ‘Piano di Emergenza Sicilia’, con un occhio particolare alla burocrazia regionale, ai ritardi dei pagamenti della PA ed al monitoraggio della spesa pubblica.

“In Sicilia, e nel sud, pesano lentezza, sprechi e burocrazia. Pesa la spesa produttiva. L’efficacia degli imprenditori, per quanto bravi possano essere, dipende dal contesto in cui operano. Ringrazio il Presidente Nazionale Maurizio Casasco e il Vice Presidente Francesco Napoli”.

Sono aperte le iscrizioni alla CONFAPI Sicilia per l’anno 2019!

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Da quest’anno aderire a CONFAPI Sicilia conviene ancora di più.

Infatti, gli associati potranno usufruire di una ricca serie di servizi, tra i quali:

  • Assistenza per la stipula di contratti di lavoro aziendali di secondo livello;
  • Assistenza alle aziende per la gestione della crisi aziendale, nonché per la gestione del contenzioso in materia di lavoro e di Previdenza;
  • Scontistica del 30 % sulla formazione obbligatoria;
  • Possibilità di finanziamento con il FAPI, Fondo per la formazione continua;
  • Monitoraggio delle aziende interessate all’internazionalizzazione, con sportello già attivo con lo Stato dell’Albania e contatti diretti con l’ICE di altri Paesi;
  • Staff operativo disponibile alla progettazione;
  • gestione del protocollo di legalità

e beneficiare di diversi accordi nazionali e territoriali:

  • servizi procedure Asse.co;
  • beneficiare dell’accordo sul credito d’imposta per industria 4.0.

La quota associativa varia a seconda del numero dei dipendenti, in base alle indicazioni riportate nella tabella di seguito.

NUMERO DIPENDENTI

QUOTA ASSOCIATIVA

1-3

EURO 150,00

4-8

EURO 250,00

9-15

EURO 500,00
16-50

EURO 1.000,00

50-100

EURO 3.000,00

100-300

EURO 6.000,00

Cliccando su questo link  Modulo di Adesione Confapi Sicilia 2.0 troverai la scheda associativa da compilare in ogni sua parte e da reinviare, congiuntamente alla ricevuta del bonifico bancario effettuato  sul seguente IBAN IT98h0103016201000061261211, all’indirizzo: segreteria@confapisicilia.eu

Ai fini dell’iscrizione a Confapi è necessario compilare anche l’Autocertificazione Antimafia 

Maurizio Casasco confermato Presidente Nazionale Confapi

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L’Assemblea Nazionale di Confapi, la Confederazione Italiana della Piccola e Media Industria Privata che raccoglie oltre 83mila piccole e medie industrie private italiane, che rappresentano la colonna portante del sistema produttivo del Paese, ha confermato oggi all’unanimità Maurizio Casasco alla presidenza per il prossimo triennio.

Il messaggio inviato da Casasco, che guiderà Confapi per il terzo mandato consecutivo, è forte, chiaro e innovativo. “Occorre superare – ha detto – la logica antica di contrapposizione che ha per secoli contraddistinto la vita sindacale. L’Industria privata italiana e i suoi lavoratori sono un tutt’uno che deve trovare nuovi modelli esistenziali per preservare l’unica realtà identitaria capace di ricordare ancora l’Italia nel mondo. Bisogna anticipare le scelte governative proponendo nuovi stili di vita e riaffermando la distanza dall’idea che l’uomo possa essere un mero consumatore”.

Per fare ciò. secondo il presidente Casasco, interrotto più volte durante la sua relazione dagli applausi della platea, “occorre essere direttamente presenti soprattutto in Europa, senza inutili rappresentanze politiche, per far in modo che anche lì venga riconosciuta la specialità della industria privata italiana e che ad essa venga attribuito il sostegno di cui ha bisogno. È vergognoso che uno Stato che voglia dirsi tale non onori ancora con tempestività le proprie obbligazioni pecuniarie – portando con ciò imprese al default – e che la vicenda dei pagamenti tra privati sia abbandonata al mero diritto civile senza accorgersi che per questa strada si consente al pesce più grande (la grande industria assistita) di far scomparire il pesce più piccolo”.

Per Casasco, “se da un lato la Commissione UE ha bocciato la manovra italiana, noi rilanciamo non più con la semplice proposta di un ministero per le Pmi, ma con la costituzione di un vero e proprio organismo di riferimento delle piccole e medie industrie private. Bene o male che sia, è un fatto oggi che il nostro futuro si decida a Bruxelles. L’Italia è un contribuente netto dell’UE ed è necessario che le risorse tornino in Italia a beneficio diretto del sistema produttivo, senza mediazione politica”.

“Da troppo tempo il total tax rate – ha sottolineato Casasco – ovverosia il carico fiscale complessivo sui profitti d’impresa, supera la quota immorale del 65%. Un Paese che fa pagare a chi lavora 70 su 100 e che, invece, dà a chi non lavora 80 su 100 si commenta da solo. Occorre creare nuove opportunità di lavoro soprattutto per i nostri giovani, perché la crescita la crea il lavoro e il lavoro lo crea l’industria, sempre che questa sia liberata dalla burocrazia e dagli effetti del cuneo fiscale. Penso a un grande ‘Laboratorio d’impresa’ a livello nazionale, in cui tutti noi imprenditori possiamo condividere il nostro bagaglio di nozioni e di esperienze e trasmetterlo a tutti quei giovani che vogliano aggredire il futuro creando nuove imprese. Se le imprese ‘gazzelle’, cioè quelle giovani a forte crescita, rappresentano solo lo 0,2% delle imprese manifatturiere e solo lo 0,4% di quelle del settore servizi è perché in Italia è andato in scena un colossale fallimento: la mancata modernizzazione, il mancato snellimento della macchina burocratica e amministrativa, la mancata rivoluzione fiscale”.
“Penso – ha concluso il presidente di Confapi – alla costituzione di un “Innovation Lab”. Uno spazio cognitivo, fisico e virtuale capace di generare contesti ad alta propensione innovativa che possa fungere da hub per far incontrare persone, aziende, centri di ricerca, idee con l’obiettivo di promuovere innovazione e progetti imprenditoriali in ottica di spin-in e con una chiara mission ad alto impatto di innovazione sociale. Uno spazio fisico e virtuale dove erogare servizi di formazione, ricerca tecnologica, design industriale, accelerazione e strategia a industrie, startupper, ricercatori e studenti (aspiranti imprenditori), per favorire la co-creazione di start-up, spin-off e spin-in. Un luogo da cui escano brevetti, nuove conoscenze applicate, nuove gemmazioni particolari di quella grande gemma che è il Made in Italy”.

Bresciano d’adozione, Maurizio Casasco è nato a Rivanazzano Terme (Pv) nel 1954. Laureato in medicina e specializzato in medicina dello sport, ha ricoperto numerosi incarichi istituzionali. Attualmente, oltre ad essere presidente ed amministratore delegato di un’azienda bresciana operante nel settore della diagnostica strumentale, è primo vicepresidente europeo Ceapme (Confederazione europea della piccola e media industria). Ricopre la carica di presidente della Federazione Medico Sportiva Italiana e di quella Europea ed è membro del Consiglio nazionale del Coni, consigliere indipendente della Lega Calcio A, consigliere dell’Ispi e membro del consiglio di amministrazione dell’Università di Roma “Foro Italico”. Guida Confapi dal 2012.

Relazione del Presidente Casasco

Un bollino blu per le imprese che fanno alternanza scuola-lavoro

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Sul Quotidiano di Sicilia l’articolo con la proposta della nostra confederazione.

Oltre agli incentivi economici per l’azienda che ospita i ragazzi per fare uno stage, Confapi Sicilia propone l’istituzione di un “bollino blu” per le imprese che aderiscono all’alternanza scuola-lavoro

 

 

 

Confapi, il Vicepresidente nazionale Francesco Napoli riorganizza l’associazione in sicilia

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La giunta di presidenza di Confapi, presieduta da Maurizio Casasco , ha deliberato di affidare a Francesco Napoli, presidente di Confapi Calabria e vicepresidente nazionale, la riorganizzazione della territoriale in Sicilia, dandogli pieno mandato di sviluppare in terra isolana la rappresentanza dell’associazione datoriale.